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Malasanità, Maria: «Per i medici il bambino che aspettavo era morto. Invece è nato sano»

il 4 Aprile 2013. Maria S., 31 anni e una figlia di un anno e mezzo, fa il test di gravidanza e risulta positivo. «Per me è stata una sorpresa, con mio marito non stavamo cercando un altro bambino», dice oggi al telefono, «Secondo il test ero incinta da cinque settimane. Ho fatto un rapido calcolo e mi sono resa conto che, nel frattempo, avevo avuto il ciclo mestruale. “Non è possibile”, mi sono detta, “Forse erano minacce di aborto e io non lo sapevo”. Sono scappata all’ospedale più vicino, il Fatebenefratelli di Roma». E lì è successo qualcosa di incredibile.

«Al pronto soccorso mi visitano, mi fanno le analisi del sangue. Confermano che sono incinta, ma alcuni valori non sono nella norma. Allora mi fanno una ecografia. “Signora, non si sente il cuore. Il suo bambino è morto nell’utero, bisogna fare subito un raschiamento”, mi dicono i medici. Io sono sotto shock, non riesco a crederci. Proprio non ci credo», dice Maria. E continua: «I dottori cercano di convincermi in tutti i modi, mi dicono che non c’è tempo da perdere, devo fare il raschiamento e devo farlo subito altrimenti rischio di mettere a repentaglio la mia stessa vita. Io insisto che non me la sento di sottopormi a quell’intervento, e alla fine li convinco a lasciarmi andare a casa. Mi dimettono, ma prima mi prescrivono un farmaco che dovrebbe favorire l’espulsione del feto. All’uscita dall’ospedale entro in una farmacia, lo compro. Ma una volta a casa non me la sento di prenderlo».

Invece di ingoiare la pillola che le è stata prescritta, Maria chiama il medico di famiglia. «È una ginecologa, le chiedo un parere perché non so che cosa fare. Mi dice: “Non c’è fretta. Se non te la senti di prendere quel farmaco, aspetta pure. Domani vieni da me, ti visito e poi decidiamo il da farsi”. Seguo il suo consiglio». Il giorno dopo la dottoressa la visita e le dice che, secondo lei, Maria è incinta, ma non è ancora alla quinta settimana. Le consiglia di aspettare qualche giorno, e tornare da lei. «Aspetto una settimana e, quando faccio la nuova visita, durante l’ecografia sentiamo battere il cuore del mio bambino. Il mio istinto non si era sbagliato», dice adesso Maria, che nel dicembre scorso è diventata mamma di Edoardo. E poi ha denunciato l’ospedale romano.

«Mio figlio è bellissimo, ma se avessi dato retta a quei medici non sarebbe mai nato», dice, «Voglio mandare un messaggio alle altre donne: prima di prendere una decisione drastica, ascoltate il vostro istinto, e chiedete un secondo parere medico. Nel mio caso è stato provvidenziale».

E non solo nel suo caso. «Dopo che abbiamo denunciato l’ospedale, altre tre donne si sono rivolte a me», mi dice l’avvocato che difende Maria, Pietro Nicotera. E continua: «Il caso più eclatante riguarda una signora che ha rischiato di perdere suo figlio il 27 dicembre dello scorso anno. Anche lei era alla quinta settimana di gravidanza, e anche nel suo caso i medici hanno detto che il cuore del bambino non batteva e quindi era morto. Anche a lei hanno consigliato un raschiamento. Ma era il 27 dicembre, era tardi. Le hanno detto di tornare il 3 gennaio. Quando lo ha fatto, prima di sottoporsi al raschiamento ha insistito perché le facessero una nuova ecografia, era convinta che il suo bambino fosse vivo. E infatti hanno scoperto che aveva ragione: il cuore batteva. Il piccolo è nato sano».

vanityfair.itFonte: vanityfair.it

di Alessia Arcolaci

Lunedì 14 aprile 2014

 


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